MONTALCINO
Dalle torri della sua imponente rocca, Montalcino si apre su uno splendido panorama; lo sguardo, nelle giornate limpide, può spaziare oltre i territori della Toscana meridionale, fino a lambire quelli del Lazio. I numerosi ritrovamenti archeologici dei dintorni hanno consentito di tracciare una mappa degli insediamenti risalenti all’epoca etrusca e romana ed alcuni dei reperti sono custoditi all’interno dei Musei Riuniti (Civico e Diocesano) della città. La nascita di Montalcino, come insediamento di una certa importanza,si può far risalire al X secolo. Nell’814 il territorio di Montalcino venne donato dall’Imperatore Ludovico il Pio al monastero di Sant’Antimo, che fu una delle più ricche e potenti Abbazie della Toscana, i cui abati ebbero, per lungo tempo, giurisdizione spirituale e temporale sulla cittadina con il titolo di Conti Palatini e Consiglieri.
Nel 935 si registrò un notevole sviluppo urbanistico ed economico. L’incremento demografico fu probabilmente dovuto all’arrivo di numerosi profughi provenienti da Roselle, (in Maremma, vicino a Grosseto) che, per sfuggire alle continue aggressioni dei Saraceni, ripararono nel colle ilcinese (Mons Ilcinus, dal latino Ilex - leccio). Un secolo dopo il borgo, già autonomo, ha un ulteriore sviluppo dovuto al miglioramento della produttività, sia agricola che pastorale. Ben presto si assiste ad un rigoglioso sviluppo delle attività artigianali, prima fra tutte quelle ceramiche, e di seguito la calzoleria, la concia, la lavorazione della lana, del ferro e del legname.
Per la sua posizione strategica, Montalcino divenne una roccaforte della Repubblica di Siena la quale, nel 1110, la fece cerchiare di mura in occasione della guerra contro Montepulciano ed Orvieto. Ritrovata l’autonomia nel 1202, visse momenti di grande sviluppo e di rinato prestigio, ma questo la rese ulteriormente appettibile agli occhi di Siena che, mal sopportandone l’indipendenza, la cinse d’assedio e fece prigionieri molti Ilcinesi come ricorda l’epitaffio di Filippo Malavolti, podestà senese.

Nel 1212 fu stipulato tra l’Abate di Sant’Antimo, i Senesi e gli abitanti di Montalcino un accordo che prevedeva la cessione di una parte del territorio a Siena. Nel 1252 è di nuovo libera e questa volta alleata con i fiorentini. I Senese ripresero Montalcino dopo che questa, ancora alleata con Firenze, subì nel 1260 la clamorosa sconfitta di Monteaperti. Passarono molti anni in una apparente tranquillità, fino a quando, nel 1355, i montalcinesi ribadirono la loro autonomia rifiutando di sottomettersi all’imperatore Carlo IV e sei anni più tardi, nel 1361, furono definitivamente riconosciuti cittadini di Siena.
Per quanto riguarda l’amministrazione politica ed economica, Montalcino, ad imitazione di Siena, fu ripartita in terzieri: a ponente il terziere di S. Salvatore, a levante il terziere di Sant’Angelo in Castelvecchio e verso settentrione nel terziere di S. Egidio.
Montalcino fu elevata al grado di città ed eretta a diocesi insieme a Pienza nel 1462, da Enea Silvio Piccolomini, salito al soglio Pontificio col nome di Pio II. Nel 1553 subì l’ultimo grande assedio della sua storia da parte delle milizie Imperiali e Medicee, capeggiate dal comandante spagnolo Don Garzia di Toledo.
Dopo ottanta giorni di lotte, durante i quali emersero figure di insigni montalcinesi, gli assedianti rinunciarono ai loro progetti e si ritirarono. Due anni più tardi, nell’aprile del 1555, dopo che Siena si era arresa ai Medici, oltre quattrocento famiglie di esuli senesi si rifugiarono nel libero comune di Montalcino e sotto la guida del maresciallo Piero Strozzi dettero vita alla “Repubblica di Siena in Montalcino”, dotandosi di leggi e ordinamenti civici simili alla vicina Siena.
Nel 1559, con il trattato di Cateau-Cambrésis, venne stipulata la definitiva pace tra Spagna e Francia e la piccola Repubblica di Montalcino si arrese; il capitano del popolo Alessandro Vannucci ricevette nel Palazzo Civico l’ambasciatore spagnolo Don Giovanni Guevara e alcuni rappresentanti del Duca dei Medici, consegnò loro le chiavi della città e firmò la definitiva capitolazione dell’antico borgo. Era il 31 luglio del 1559. Tra il ‘600 e il ‘700 vi fu un periodo di particolare ripresa economica, dovuta sopratutto al gran numero di artigiani che operavano all’interno della città, e insieme rifiorì l’agricoltura e l’allevamento del bestiame. Quando lo Stato di Siena fu annesso al granducato mediceo, Montalcino divenne sede di un Capitanato territorialmente corrispondente all’odierno comune.